Questa pagina raccoglie le esortazioni che Roberto Anshin pronuncia durante le sedute di Zazen. 


 

Settimana del 30 ottobre 2017

La semplicità

Carlo Vittorio nostro maestro storico diceva spesso:”lo zen è semplice (non facile): insegna a togliere, non ad aggiungere” . Togliendo brame, pregiudizi fissazioni e aspettative emerge la natura profonda di ognuno. la natura universale, l’uomo vero che siamo.

  Ma in cosa consiste questa natura originaria? Abbiamo detto più volte che essa si manifesta nel cogliere la natura unitaria del mondo, che è indicibile. Tuttavia possiamo affermare sulla scorta della prajna paramita che essa produce libertà, quella vera e con ciò sparisce la paura: “…il bodhisattva mediante la prajna paramita supera tutti gli ostacoli ed è libero. Essendo libero non esiste più paura, gli errori e le illusioni vengono allontanati e si arriva al nirvana…”. Ma vera libertà significa responsabilità verso sè stessi e gli altri. Consapevoli e responsabili del karma che determiniamo con le nostre azioni. Da qui l’importanza che diamo all’attenzione che dobbiamo mettere in ogni cosa che facciamo. Domanda: ma come possiamo dire di esser liberi se obbediamo ad un campanello che suona, ai taku, ai ritmi imposti da sangha?.  Lo zazen se guardiamo bene è proprio come la vita. Da una parte sperimentiamo la completa libertà nel respiro e nella postura,dall’altra siamo in qualche modo condizionati da regole precise a cui obbedire. Qui sta il nocciolo della riduzione della sofferenza. Essere liberi pur nei condizionamenti. Non farci trascinare nel gorgo delle dipendenze, consapevoli però di dipendere. Dunque continuiamo zazen con attenzione e concentrazione sapendo che questo è già illuminazione

Settimana del 15 novembre 2017

Retta parola

Già ma cosa significa? Sarà capitato a tutti di parlare e non essere uditi né ascoltati. Di dover richiamare l’attenzione su quello che vorremmo dire. Di esprimere  consigli subito disattesi dall’interlocutore.

Tutte manifestazioni chiare di aver detto e parlato in modo “sbagliato” non sincrono con la realtà dentro cui stavamo in quel momento. La nostra pratica ci può offrire risposte?

In questo, sanzen è importante: non è un luogo in cui si dialoga, non è un luogo in cui si fanno confidenze personali,. E’ un luogo in cui si deve dimostrare. Per dimostrare qualcosa si deve essere presenti e consapevoli. Per essere presenti e consapevoli si deve saper ascoltare il ritmo del mondo. Per ascoltare parole o ritmo del mondo bisogna saper tacere. Ecco l’importanza del nobile silenzio. Silenzio delle parole ma anche della mente, dei pregiudizi, delle aspettative. Zazen e sanzen, due momenti importanti per allenarci alla retta parola e saper ascoltare  l’universo,

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