Da qualche anno, oramai, ospitiamo uno stage annuale col M. Zucco Domenico – della Direzione Didattica Aikika d’Italia e 7° Dan Shian – di HoJo.
Cerchiamo di spiegare spiegare cosa sia la pratica dell’HoJo, sebbene l’unico modo di avvicinarsi ad essa è la pratica!



L’HOJO è una danza delle mani e dei piedi, la parte superiore

è una grande virtù divina. La parte inferiore è l’essenza di uno spirito sereno.

La legge, HO , è una legge della grande Natura. JO è una definizione della sua Via. Questo movimento dipende dalla Legge Divina, quindi impara a d esercitarti 100 volte con un cuore schietto fino a capire da solo.

 Coloro che seguono questa via non devono dare importanza alla vittoria o alla perdita e non devono comportarsi in modo prepotente e nemmeno disprezzare se stessi ed adulare gli altri

Se si guadagna la Verità di questa via, il male non si avvicinerà temendo la vitalità della spada quindi questa Via è grande Via sia per governare una nazione ,sia,in piccolo una Via per se stessi che ci indica un giusto comportamento che ci protegge e governa la famiglia.

Lo scopo dello studio dell’HOJO é di imparare a rimuovere la forma dei comportamenti acquisiti e ritornare alla Vita originale


Il Kata di Ho-Jo fa parte del bagaglio tecnico della Scuola Kashima Shinden Jikishinkage Ryu ed è grazie allo studio e alla passione del M. Hosokawa che questa pratica si è diffusa nei Dojo di Aikido. La parola “Kata” può essere tradotta come “forma”, “stampo”, “tipo”, tuttavia non avendo equivalenti nel pensiero occidentale la nozione che racchiude resta intraducibile. Una possibile definizione può essere la seguente: “Sequenza composta da gesti formalizzati e codificati sottesa da uno stato di spirito orientato verso la realizzazione della Via”. Lo studio del Kata, consente l’approfondimento di molti aspetti che si rispecchiano nella pratica dell’Aikido.

A partire dallo studio del Kata, in tutte le arti tradizionali che lo contemplano, l’allievo deve penetrare nella ‘forma’ fino ad eseguirla senza nessuna incertezza e soprattutto senza l’interferenza della parte razionale che ne potrebbe ostacolare il fluire dell’energia. In seguito il Kata diventerà la tela attraverso la quale il praticante disegnerà la tecnica, inserendo in essa la propria visione e personalità. Nell’allenamento al Kata l’adepto di un certo livello integra la propria esperienza di pratica nel momento stesso in cui decifra, attraverso il Kata stesso, le risposte alle domandeche è capace di porsi.

Il Kata è in qualche modo uno specchio, ma può riflettere solo quello che gli sta di fronte.
E’ in questa ottica che il Kata, visto come contenitore, può rivelarsi uno spazio infinito di libertà della propria personalità, all’interno di gesti prestabiliti: il Kata stesso si trasforma in questo senso come non-Kata. Il kata dell’Ho-Jo si pratica a coppia, nella figura di Uchitachi e Shitachi, figure analoghe a quelle di Tori e Uke, nell’Aikido. E’ questa una delle tante caratteristiche che accomunano le due arti: arti di relazione, dove la tecnica nasce, si evolve e si affina grazie al lavoro di entrambi i “ruoli”.
Ma non è solo questo il motivo per il quale riteniamo lo studio dell’Ho-Jo offra degli spunti di integrazione con l’AIkido.

Il più evidente è l’attenzione al Kokyu (respirazione), che nell’Ho-Jo viene studiata in modo particolare nelle quattro forme specifiche del Kata e che nell’Aikido assume un’importanza assoluta. Attraverso l’esecuzione e nell’istante della più alta perfezione, si raggiunge il ritmo della respirazione dell’Universo.
Di seguito una breve descrizione del Kata che è composto da quattro parti, ognuna ispirata ad una stagione:

Haru no tachi (primavera):si esegue in modo fluido e vivace, accompagnata da forti kiai. Il koan (principio guida) della primavera è “hasso happa” (otto direzioni), essa richiama temicome la vita che accelera, l’infanzia, il mattino, il riscaldarsi del giorno.

Natsu no tachi (estate): ha movimenti esplosivi ed intensi. Il koan è “itto ryu dan” (tagliando il tuo ego). Richiama i temi della vita che corre veloce, la giovinezza, il pomeriggio, la calura.

Aki no tachi (autunno): ha un ritmo variabile che simboleggia il cambiamento, come dice il suo koan: “uten satan” (tempo di cambiamento). I temi richiamati sono la vita che rallenta, la maturità, la sera, il raffreddarsi del giorno al crepuscolo.

Fuyu no tachi (inverno): ha movimenti lenti ma solidi. Il koan è “chotan ichimi” (lungo e corto sono uno), che indicherebbe che vita e morte in questa stagione sono la stessa cosa.
L’inverno richiama temi della lentezza, la vecchiaia, la notte, il freddo.